Ti hanno detto che ti serve un business plan.
Ma di cosa ha bisogno davvero la tua azienda?
Che te l’abbia chiesto la banca o che tu voglia pianificare una mossa, cercare un business plan è il punto di partenza giusto. Ma è una parola sola per bisogni molto diversi, e quello che serve davvero alla tua azienda si capisce solo dopo aver letto i suoi numeri. A volte non è nemmeno un business plan.
Un primo sguardo ai tuoi numeri, prima della prossima mossa. Senza impegno, e con una risposta onesta.
La parola business plan nasconde bisogni molto diversi
Quando un imprenditore dice mi serve un business plan, intende cose diverse a seconda del momento. A volte la banca lo chiede per un finanziamento. Altre volte serve per valutare un investimento, per accedere a un bando, per dare struttura a una crescita diventata troppo veloce, per raddrizzare un’azienda che ha cominciato a perdere terreno. Sotto la stessa parola ci sono bisogni che richiedono documenti diversi, costruiti con logiche diverse. Ma il modo in cui il business plan viene di solito venduto è uno solo.
Quasi tutti partono da un modello. Una struttura standard, uguale per ogni azienda, che si riempie con i tuoi dati: la storia, il mercato, qualche tabella previsionale, una crescita ipotizzata. Il documento esce ordinato e uguale a mille altri, e risponde alle domande che il modello prevede, non a quelle che la tua azienda pone davvero. È un prodotto preconfezionato, e si vede.
Il modo di CTPLAB è rovesciato. La fase di Direzione, la D3 del ciclo, non parte da un modello: parte da quello che è emerso prima, dalla lettura dei tuoi numeri nella Diagnosi e dal tuo modello di business nella Definizione. Solo a quel punto si capisce di quale documento la tua azienda ha davvero bisogno, e lo si costruisce su misura, non lo si sceglie da un catalogo.
Quel documento può essere un business plan vero e proprio, quello che la banca chiede per concederti credito. Ma può anche essere un progetto di investimento, con il calcolo del rendimento e del ritorno. Un piano di risanamento, se l’azienda è in difficoltà e serve la struttura più stringente prevista dalla legge. Un programma di sviluppo e crescita. Un progetto di finanza agevolata per accedere a un bando, o la strutturazione di finanza ordinaria. Lo stesso punto di partenza, la lettura dei tuoi numeri, porta a documenti diversi a seconda di dove la tua azienda è arrivata.
Il problema non è il business plan. È che il documento di cui hai davvero bisogno si capisce solo dopo aver letto i tuoi numeri, e potrebbe non essere un business plan.
Prima di tutto, lascia che dia uno sguardo
Per questo esiste la verifica preliminare. Mi mandi gli ultimi bilanci e la visura, e do una prima lettura ai tuoi numeri, prima che tu commissioni un documento che potrebbe non essere quello giusto. Lo faccio prima di chiederti un euro, perché la fiducia me la voglio guadagnare, non comprare.
Poi ti dico la verità, qualunque sia. Se quello che ti serve è semplice e te lo sai già far fare, te lo dico e ci fermiamo: non propongo una Diagnosi se non serve. Se invece dietro la richiesta della banca, o dietro la mossa che hai in mente, c’è prima da capire di cosa ha bisogno l’azienda, ti dico cosa, e da lì decidi tu, senza alcun obbligo.
Se vuoi andare oltre il primo sguardo
La Diagnosi è il punto di partenza, e per questo tema è ciò che rende possibile tutto il resto. Sui tuoi tre bilanci più recenti riclassifica i numeri nei formati che servono e costruisce la base storica della tua azienda: redditività, solidità, ciclo monetario, posizione verso la banca. È la lettura da cui si capisce non solo dove sei, ma di quale documento di Direzione hai davvero bisogno.
Da quella base, nella fase di Direzione, prende forma l’elaborato giusto per te, ma quello è il passo successivo, e si definisce solo dopo: prima si capisce cos’è, business plan, progetto di investimento, piano di risanamento, altro, poi si costruisce, ed è quotato a parte in base a cos’è e alle scadenze che hai. La Diagnosi non è ancora quell’elaborato: è l’analisi tecnica (Relazione Analisi Aziendale) che ti dice dove sei e che strada conviene. Da lì decidi tu se proseguire.
Compenso e trasparenza
La verifica preliminare non ha costi: il compenso riguarda la Diagnosi, solo se decidi di procedere.
Per la Diagnosi è previsto un compenso professionale di € 1.500 non soggetto ad IVA, acconto al conferimento dell’incarico e saldo alla consegna dell’elaborato.
Leggiamo i tuoi numeriCome funziona, e chi se ne occupa
Per la verifica bastano gli ultimi tre bilanci e la visura camerale: documenti che hai già. Se decidi di procedere con la Diagnosi, riclassifico i tuoi numeri e l’esito è tuo entro cinque giorni lavorativi. Alla consegna ci sediamo sui risultati, anche da te se preferisci, e ti dico di quale elaborato la tua azienda ha bisogno e cosa comporta costruirlo. Se hai una scadenza bancaria o una pratica già aperta, i tempi si organizzano di conseguenza. Tutto sotto riservatezza: i tuoi numeri restano tra noi.
CTPLAB è un laboratorio di impresa.
Come in una bottega artigiana, ogni elemento di un lavoro passa da una mano esperta alla successiva fino al risultato finale: l’analisi finanziaria, l’inquadramento giuridico, la lettura gestionale. La Diagnosi nasce da questa filiera di competenze, non da un software automatico.
Domande che ricevo prima di una Diagnosi
Quando l’esito è un business plan per la banca, cosa guarda l’analista?
Prima del testo guarda i numeri. La coerenza delle previsioni con la storia degli ultimi tre esercizi, la sostenibilità del nuovo debito misurata col Debt Service Coverage Ratio (DSCR), il comportamento del flusso di cassa mese per mese, la tenuta del piano in uno scenario avverso. Un business plan che risponde a queste domande sposta la decisione; uno che racconta soltanto l’azienda viene letto, ridimensionato con ipotesi più severe della banca, e archiviato. Se serve un investimento, entrano anche il valore attuale netto (NPV) e il tasso interno di rendimento (TIR).
Il mio commercialista può farmi il business plan. Perché CTPLAB?
Sono attività diverse e complementari. Il commercialista predispone il bilancio civilistico e segue gli adempimenti fiscali e societari: è il suo mestiere, e lo fa bene. L’elaborato di Direzione richiede strumenti diversi, riclassificazioni gestionali, costruzione di scenari, calcolo del DSCR prospettico, analisi del cash flow, valutazione degli investimenti. E soprattutto richiede il passo che di solito si salta: capire, numeri alla mano, di quale documento l’azienda ha davvero bisogno prima di scriverlo.
La banca accetta un documento firmato da chi non è la banca?
Sì, è la prassi più comune nelle PMI. Le banche accettano regolarmente elaborati firmati da un professionista esterno, purché siano tecnicamente solidi: quello che conta non è chi firma, ma che i numeri siano coerenti, le ipotesi esplicitate, i rischi mappati. In alcuni casi di crisi, quando l’elaborato è un piano di risanamento, la legge richiede in più l’attestazione di un professionista indipendente con requisiti specifici: lì CTPLAB è Advisor di parte dell’imprenditore e lavora con gli attestatori.
E se quello che mi serve è semplice?
Allora te lo dico, e non ti vendo niente. La verifica serve anche a questo: a evitarti di commissionare un documento complesso quando ne basta uno semplice, o a fermarti se quello che hai in mente non ti serve davvero.
È un percorso lungo?
No, la Diagnosi è un lavoro singolo. Da lì decidi tu: c’è chi prosegue con l’elaborato di Direzione, chi consolida prima il modello di business o un sistema di controllo, chi porta la Relazione al proprio commercialista. Nessun rinnovo automatico, nessun sollecito.
Sei un commercialista? Molti studi affiancano al bilancio l’elaborato di Direzione per i loro clienti, costruito su prassi consolidata, senza riscriverlo internamente.
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Prima di farti fare un business plan, guardiamo i tuoi numeri
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