Prima di chiedere un fido, di rinegoziare le condizioni o di affrontare un incontro che pesa, c’è un passaggio che cambia il tono di tutta la conversazione: sapere come la banca ti misura. Quei numeri esistono, vengono calcolati a ogni trimestre. Il problema è che non li hai in mano tu.
Ricevi la Relazione di Analisi Aziendale: gli indici e il rating con cui la banca ti misura, calcolati sui tuoi numeri reali — esito entro cinque giorni, un documento che resta tuo.
Non sai da dove partire? In dieci minuti il Termometro 4D ti dà un primo orientamento sulla solidità della tua gestione, senza dati sensibili e senza impegno. Se emerge qualcosa che merita uno sguardo tecnico, da lì si passa alla Diagnosi.
Quando entri in banca per chiedere un nuovo affidamento, per discutere condizioni meno onerose o per capire perché una pratica è ferma, il tuo interlocutore non sta valutando ciò che racconti. Sta leggendo un punteggio. Quel punteggio è calcolato da un sistema interno della banca, sulla base degli ultimi due o tre bilanci della tua azienda, dell’utilizzo dei tuoi affidamenti, dei dati della Centrale Rischi e di un gruppo di indicatori finanziari standard. Lo schema è quasi sempre riconducibile a quelli di Moody’s e S&P, integrati con elementi della tradizione italiana (Cerved, CGS). Il risultato è una fascia, da AAA fino a C. Da quella fascia dipende non solo se ti danno credito, ma a quale tasso, con quali garanzie, con quale velocità di delibera.
Il problema è strutturale: tu quei numeri non li hai. Il tuo bilancio, quando arriva, è civilistico, è fatto per il Fisco, non per dialogare con la banca. Non contiene le riclassificazioni che la banca usa. Non calcola il DSCR, il primo numero che la banca guarda per decidere se sei sostenibile. Non fotografa la tua posizione finanziaria netta in modo dettagliato. Non ti dice se il tuo livello di indebitamento è sotto la soglia di attenzione. Non separa il debito di breve da quello strutturale.
Risultato: ti presenti a una conversazione tecnica con strumenti narrativi. Spieghi, racconti, argomenti. Dall’altra parte qualcuno guarda otto indicatori e una fascia di rating. Le due conversazioni non si toccano. E quando la risposta non arriva, o arriva in negativo, non hai nemmeno gli elementi per capire perché.
C’è un’altra dimensione che pesa anche di più: il rating non è un giudizio definitivo. È una fotografia, e cambia ogni volta che cambiano i tuoi numeri. Una ristrutturazione del debito ben fatta, una riduzione dell’utilizzo degli affidamenti a breve, un miglioramento della generazione di cassa possono spostare la fascia. Ma per intervenire devi prima vedere, e vedere significa avere lo stesso strumento che ha la banca.
E non è nemmeno l’unico punteggio che conta. C’è il modello del Fondo di Garanzia, l’MCC, con cui si stabilisce se la tua azienda è ammissibile alla garanzia pubblica: per gran parte delle PMI è proprio quella garanzia a rendere possibile il finanziamento. Anche questo, di norma, tu non lo vedi.
La Diagnosi ricostruisce, sui tuoi tre bilanci più recenti, la stessa griglia di valutazione che la banca usa quando ti ha davanti. Lo strumento è un file di calcolo proprietario, sviluppato e validato da CTPLAB su un orizzonte di otto anni: tre storici più cinque di proiezione.
Cosa calcolo
Cosa ricevi
Un Report Diagnostico in PDF, che riassume la fotografia completa del tuo profilo creditizio: la fascia di rating attuale, il punteggio per ciascun indicatore, il confronto con le soglie e una lettura di cosa significa nei mesi a venire, con le due o tre leve concrete su cui agire per migliorare la fascia.
Il file di calcolo personalizzato resta tuo. Quando i tuoi numeri cambieranno, basterà aggiornare i dati per ricalcolare l’intero rating. Non è una consulenza una tantum: è uno strumento permanente di lettura del tuo profilo bancario.
La Diagnosi è un lavoro strutturato sui tuoi numeri reali, non un percorso lungo. Si parte dai tuoi ultimi tre bilanci, si calcolano gli indicatori, si interpretano i risultati. Al termine hai il Report Diagnostico, la sintesi con lo Score CTPLAB, il quadro degli indicatori a colpo d’occhio e il file personalizzato che resta tuo. Una sola volta, senza impegno per i passaggi successivi.
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La banca mi ha già rifiutato il fido. Vale la pena fare la Diagnosi adesso?
Sì, e di solito è il momento più utile. Un rifiuto raramente è motivato in dettaglio. La Diagnosi ti dice quale indicatore ha pesato, leva troppo alta, DSCR sotto soglia, affidamenti vicini al limite, segnali di Centrale Rischi, e quindi su quale leva agire prima della prossima richiesta. Ripresentarsi con gli stessi numeri produce lo stesso esito.
La Diagnosi è la stessa cosa di un’analisi di bilancio del commercialista?
No, sono cose diverse e complementari. Il commercialista predispone il bilancio civilistico per gli adempimenti fiscali e societari. La Diagnosi riclassifica quel bilancio negli schemi che banche e analisti usano per giudicare un’azienda: schemi finanziari, Moody’s, S&P, Codice della Crisi.
Cosa serve per partire?
I tuoi tre bilanci più recenti, la visura camerale aggiornata e gli estratti conto bancari più recenti. Se hai una scadenza in banca o una pratica ferma, segnalalo quando mi scrivi: ne tengo conto.
Devo impegnarmi per un percorso lungo?
No. La Diagnosi è un lavoro singolo. Al termine hai il Report, lo strumento e una conversazione di restituzione. Da lì decidi tu: c’è chi prosegue con un percorso strutturato, chi porta il Report direttamente in banca, chi lo gira al proprio commercialista. Nessun rinnovo automatico, nessuna sottoscrizione, nessuna chiamata di sollecito.
La Diagnosi parte da qui: la stessa lettura che fa la banca, sui tuoi numeri reali. Da lì decidi tu, senza impegno.
Il compenso è di € 1.500.
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