Professionisti
Il documento e lo strumento
Gli adeguati assetti, nelle microimprese, prendono quasi sempre la forma del documento. Cosa manca perché diventino uno strumento, e perché la fragilità che li rende urgenti era leggibile prima.
Qualche settimana fa ho scritto a Paola Elisa Ceci, avvocata civilista, dopo aver letto un suo post sugli adeguati assetti. Le ho fatto i complimenti e mi sono trattenuto dall'aggiungere altro, per non guastare un messaggio di stima con una postilla tecnica. Lei mi ha risposto chiedendomi esattamente quello che avevo evitato di dire: quale procedura avrei aggiunto.
Da quella domanda è venuto fuori uno scambio che vale la pena mettere per iscritto, perché tocca il punto attorno al quale in Italia si continua a girare.
Cosa chiede la norma, letta per quello che dice
L'art. 3, comma 3, del Codice della crisi dice come devono funzionare le misure che l'imprenditore è tenuto ad adottare: rilevare eventuali squilibri di carattere patrimoniale o economico-finanziario, verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale almeno per i dodici mesi successivi, ricavare le informazioni necessarie a utilizzare la lista di controllo particolareggiata.
Il comma 4 elenca invece i segnali. Debiti verso i dipendenti scaduti da almeno trenta giorni per un ammontare superiore alla metà delle retribuzioni mensili complessive. Debiti verso fornitori scaduti da almeno novanta giorni di importo superiore a quello dei debiti non scaduti. Esposizioni verso banche e altri intermediari scadute da più di sessanta giorni, o che hanno superato da altrettanto tempo il limite degli affidamenti, purché rappresentino almeno il cinque per cento del totale delle esposizioni. Le esposizioni verso i creditori pubblici qualificati previste dall'art. 25-novies.
Chi assiste le imprese sa che quando uno di questi segnali si accende non siamo all'inizio di niente. Siamo alla fine di un percorso cominciato mesi prima, spesso con una decisione presa senza vederne gli effetti sull'equilibrio patrimoniale.
La procedura che aggiungerei
Prima di ogni decisione l'impresa dovrebbe leggere e interpretare quello che i suoi numeri stanno producendo. Non parlo di indicatori di performance, parlo della misurazione dell'equilibrio patrimoniale e finanziario, che è l'equilibrio più importante da tenere d'occhio e il primo a incrinarsi.
Se l'imprenditore capisse quale effetto una decisione produce sullo stato patrimoniale, sarebbe in grado di orientare le scelte in misura idonea e nel momento opportuno.
La procedura è questa, e non richiede l'acquisto di alcun programma. È il momento in cui quegli effetti vengono letti, prima della decisione. Poi quali numeri guardare, e con quale frequenza, si capisce soltanto dentro quella specifica impresa. Un elenco valido per tutte non esiste.
Gli eventi esterni, del resto, arrivano sempre. La causa di lavoro, il fornitore che viene a mancare, il socio che si assenta: sono gli esempi che ricorrono in ogni discussione sugli adeguati assetti, e finiscono quasi tutti nello stesso posto. Diventano un problema serio quando incontrano un equilibrio già fragile.
Quella fragilità era leggibile prima che l'evento arrivasse, e quasi nessuno l'aveva letta.
L'impianto che non regge sulle microimprese
Qui va detta una cosa che i professionisti abituati a entrare nelle aziende conoscono bene.
Gli adeguati assetti, così come vengono raccontati, nella maggior parte delle imprese italiane non sono facilmente applicabili. Le microimprese non hanno funzioni separate. Non hanno competenze interne. Spesso non hanno nemmeno una persona a cui affidare il presidio, perché l'amministratore è insieme titolare, venditore e amministrativo.
Chiedere a queste imprese un impianto pensato per strutture più grandi produce confusione, e la confusione si somma a una diffidenza verso i professionisti e le loro parcelle che è già alta di suo. Consapevolezza, per questa via, non se ne crea.
Per questo credo che quello che si aggiunge debba essere poco e sostenibile. Meglio una sola lettura fatta davvero ogni volta che c'è una decisione di peso, che un impianto formale che nessuno alimenta dopo il primo mese.
C'è poi la delega che non chiude il problema. Ho visto molte volte affidare al commercialista la lettura di quei numeri: è una delega comprensibile e quasi sempre inefficace, per due ragioni che non hanno niente a che vedere con la competenza di chi la riceve. La prima è che il commercialista fa un altro lavoro, e impiantare gli adeguati assetti fatti bene richiede un impegno di tempo che dentro quel rapporto non trova un ritorno economico. La seconda è che leggere quello che è già accaduto serve a poco: serve saper leggere la direzione che l'impresa sta prendendo.
Su questo Paola Elisa Ceci ha centrato il punto quando ha osservato che agli imprenditori nessuno ha mai insegnato a guardare i propri numeri. È esattamente così, e non si risolve consegnando un altro documento. Si risolve facendogliela vedere sui suoi numeri e dentro la sua impresa.
Sua è anche l'osservazione più severa dello scambio, che riporto con le sue parole: «in Italia manca assolutamente l'idea della consulenza preventiva». Sul punto ha aggiunto una cosa che condivido senza riserve, e cioè che nessuno è onnisciente e che la lettura dei numeri va lasciata a chi quel lavoro lo fa di mestiere.
Il paradosso che tiene fermo tutto
C'è una ragione economica per cui la prevenzione in Italia fatica, e non è la pigrizia degli imprenditori.
Il danno si vede, quindi si paga volentieri. La causa persa, il debito che esplode, il fornitore che si ferma sono fatti che hanno una data e un importo, e nessuno discute il compenso di chi interviene per rimediare.
Quando invece si interviene prima e funziona, il danno non succede. E quello che non è successo non trova un compenso che l'imprenditore riesca a percepire, perché non ha una data e non ha un importo. Il valore dell'intervento resta invisibile proprio quando l'intervento ha funzionato meglio. Praestat cautela quam medela. Almeno così dovrebbe essere.
Un'impresa dotata di assetti adeguati non sta soltanto mettendo in sicurezza la continuità. Sta prendendo decisioni migliori, e questo si vede nell'andamento aziendale. Finché gli adeguati assetti vengono vissuti come un obbligo, prendono la forma del documento. Quando l'imprenditore capisce che quella lettura gli serve prima di firmare, prendono la forma dello strumento. La differenza tra le due cose sta tutta nel momento in cui si guarda.
Se assisti un'impresa che deve dotarsi di assetti adeguati, la lettura dei numeri si può fare insieme, ciascuno nel proprio ruolo. Si parte da una verifica preliminare gratuita e senza impegno. Leggiamo quei numeri →
