Impresa in transizione

Si vince il bando quando il progetto è già pronto

Quattro agevolazioni su quattro domande, per due milioni e mezzo di investimenti ammessi. Le quattro difficoltà che nessuno racconta, e come sono state risolte prima di presentare la domanda.

Un'impresa manifatturiera del Sud, socio unico, poco più di due milioni di ricavi. Negli ultimi quattro anni ha ottenuto quattro agevolazioni pubbliche su quattro domande presentate, per due milioni e mezzo di investimenti ammessi, di cui oltre un milione a fondo perduto.

Non è andata così perché ha avuto fortuna con le graduatorie.

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Le domande di agevolazione presentate e accolte in quattro anni, per un totale di due milioni e mezzo di investimenti ammessi.

Caso reale seguito da CTPLAB · dati resi anonimi

Centocinquantamila euro che ne hanno portati due milioni

Il primo investimento, nel 2022, valeva 150.000 euro. Un centro di lavoro e una macchina a controllo numerico per il taglio dell'alluminio. Metà a fondo perduto, metà a tasso zero.

Con quei due macchinari l'impresa ha potuto accettare una commessa da 2.050.000 euro, poi cresciuta di altri 500.000 con una variante. Nell'esercizio successivo i ricavi sono aumentati di oltre il 70 per cento.

Il modo giusto di misurare un'agevolazione è il lavoro che ti ha permesso di prendere, più del contributo che hai incassato.

I numeri del caso

Primo investimento 150.000 €2.550.000 € la commessa che ha reso possibile, variante inclusa
Investimenti ammessi 2.532.000 € su quattro bandi in quattro anni
Di cui a fondo perduto 1.024.000 € il resto fra finanziamento agevolato e mezzi propri

Il contributo ha reso possibile un piano industriale che l'impresa da sola non avrebbe potuto sostenere. La differenza l'ha fatta il lavoro svolto prima di presentare ogni domanda.

Caso reale seguito da CTPLAB, dati resi anonimi e importi arrotondati alle migliaia. I rapporti fra le voci sono quelli originali.

Da lì è partito tutto il resto. E il resto ha portato con sé quattro problemi che nessuno racconta quando ti propone di partecipare a un bando.

Il primo problema: i soldi che ci devi mettere tu

Ogni bando finanzia una quota. Sui tre bandi successivi la quota a carico dell'impresa era di 596.000 euro, e su una parte del piano arrivava al 25 per cento.

Chi vende pratiche questa cifra la nomina in fondo alla telefonata. Il punto è che va trovata, e va trovata senza svuotare la cassa che serve a pagare fornitori e stipendi ogni mese.

Qui la copertura è stata costruita con quello che l'impresa già aveva. Trecentonovantaseimila euro dagli utili che negli anni i soci non avevano distribuito, e duecentomila dalla cessione di crediti d'imposta già maturati. Per l'operazione immobiliare successiva, un milione dalla vendita di due unità che l'azienda teneva iscritte a magazzino da tempo.

Tre poste di bilancio trasformate in denaro nel momento in cui serviva. Nessuna delle tre era liquidità pronta, e ognuna aveva bisogno di essere programmata con mesi di anticipo per arrivare puntuale alla scadenza del piano.

Questo è lavoro che si fa sui numeri dell'impresa, e si fa prima di presentare la domanda.

Il secondo problema: dodici mesi per spendere tutto

Su questa linea regionale il contributo arriva prima della spesa. Viene erogato in un'unica soluzione, al cento per cento, su un conto corrente vincolato dato in pegno all'ente.

Sembra una comodità, e invece è soprattutto una scadenza. Da quel momento l'impresa ha dodici mesi per realizzare l'intero piano, e deve avere rendicontato almeno metà della spesa entro sei. La proroga possibile è una sola, di sei mesi.

Chi arriva all'erogazione senza progetto esecutivo, senza permessi e senza fornitori selezionati, quei dodici mesi non li rispetta.

Questa impresa ci è arrivata con la progettazione già completa, le pratiche autorizzative già chiuse e la gara d'appalto già avviata. Il cronoprogramma dei lavori è scritto mese per mese, da febbraio a novembre, con il collaudo e l'avvio operativo dentro l'anno.

Si vince il bando quando il progetto è già pronto. Il bando arriva alla fine di quel lavoro.

Il terzo problema: l'anno in cui arrivano tutte le rate insieme

La parte da restituire dei bandi si rimborsa a tasso zero, e questo fa abbassare la guardia. Quattro operazioni sovrapposte producono però quattro piani di rimborso che a un certo punto convivono.

In questo caso convivono nel 2029, quando fra rate semestrali, rate trimestrali e coda del bando del 2022 l'impresa restituisce circa 146.000 euro in un anno solo.

Su quell'anno si è lavorato prima che arrivasse. Il mutuo del nuovo stabilimento è stato costruito con tre anni di preammortamento, così la prima rata di capitale cade nel 2029, quando il piano prevede che i ricavi siano già saliti a 9,7 milioni. Il credito d'imposta della zona economica speciale, circa 285.000 euro l'anno per sette anni, comincia a compensare imposte e tributi dal 2027, cioè un anno prima che il carico dei rimborsi arrivi al massimo.

Le tre cose sono state incastrate. Non è successo da solo.

Il quarto problema: convincere la banca a starci

Un milione e mezzo di mutuo a quindici anni non si ottiene portando in banca la delibera di assegnazione del bando.

Serve un piano che dimostri la capacità di rimborso con gli indicatori che la banca usa davvero, e serve dire come si copre il rischio di un rialzo dei tassi su un finanziamento a tasso variabile lungo quindici anni.

Nel piano ci sono il rendiconto finanziario, la posizione finanziaria netta anno per anno, gli indici di bancabilità e una sezione sugli strumenti di copertura del rischio tasso. Questa è la parte che fa la differenza fra una richiesta accolta e una richiesta rinviata.

La cosa che nessuno dice

Un'agevolazione pubblica è una buona notizia soltanto per un'impresa che sa già dove si trova.

I quattro problemi di questa storia hanno una cosa in comune: si risolvono tutti prima di presentare la domanda, e si risolvono guardando i conti dell'impresa. La quota a carico si copre se sai quali poste puoi trasformare in denaro. I dodici mesi si rispettano se il progetto è pronto. Il 2029 non fa paura se lo hai visto arrivare nel 2026. La banca dice sì se le porti numeri che tengono.

Chi si occupa soltanto di depositare pratiche queste cose non le guarda, perché non è il suo mestiere e perché dirle rischia di far perdere la firma.

Dentro una pratica di finanza agevolata il lavoro di CTPLAB è esattamente questo: verificare l'ammissibilità sui numeri veri e costruire il piano di investimento che l'impresa userà per i cinque anni successivi. La pratica la deposita il partner che se ne occupa. La sostenibilità si decide prima, e si decide sui bilanci.

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Il caso descritto è reale ed è tratto da un incarico seguito da CTPLAB. Nome, settore, territorio e ogni riferimento identificativo sono stati rimossi, gli importi sono arrotondati alle migliaia e i rapporti fra le voci sono quelli originali.

Ritratto di Domenico Angelino, fondatore di CTPLAB

Scritto da

Domenico Angelino

Fondatore di CTPLAB, Laboratorio di Impresa. Da oltre vent'anni si occupa di direzione aziendale e di risanamento d'impresa, affiancando piccole e medie imprese e aziende familiari italiane nel trasformare i numeri in decisioni. Lavora accanto a commercialisti e avvocati, ciascuno nel proprio ruolo.

È specializzato nell'implementazione degli assetti adeguati ex art. 2086 c.c. e nella prevenzione della crisi d'impresa secondo il Codice della Crisi (D.Lgs. 14/2019). Ha maturato una lunga esperienza come consulente tecnico di parte nel contenzioso bancario e societario, e oggi traduce l'analisi dei dati in decisioni concrete con il ciclo Governance 4D™.

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